La Cassa di Risparmio come l’agricoltura risente le conseguenze negative della prima guerra mondiale scoppiata nel 1915, ma a pagare maggiormente, sono le fabbrichette sorte qua e là nell’Astigiano e nel Monferrato, condannate alla chiusura per mancanza di operai (impegnati in guerra).
I richiamati, infatti sono costretti al fronte e i loro superiori concedono ai soldati-contadini licenze solo per le semine e i raccolti.
Tutti i generi alimentari di prima necessità sono razionati.
Le donne, invece, per guadagnare qualche soldo, emigrano verso la città in cerca di lavoro.
La Cassa di Risparmio di Asti riesce, nonostante la guerra, a continuare la sua opera benefica.
Fornisce assistenza civile alle famiglie dei richiamati, concedeva sovvenzioni speciali agli ospedali militari.
Nel 1918 termina la guerra.
Dall’inizio della prima guerra mondiale molte banche e Istituti di Credito chiusero i battenti mentre la Cassa di Risparmio di Asti riesce non solo a sopravvivere, ma ad assorbire la Banca Astese.
Con i problemi economici legati al dopoguerra si aggiungono quelli politici.
Tra il 1939 e 1940 scoppia la seconda guerra mondiale.
Come già è capitato durante la prima guerra mondiale, le donne entrano questa volta in massa nelle fabbriche e ovunque c’è bisogno di rimpiazzare gli uomini partiti per il fronte.
Anche nella Cassa di Risparmio entrano le donne, non più come clienti ma bensì come impiegate, dette "le signorine".
Asti viene più volte bombardata provocando morti, feriti e gravissimi i danni.
La cronaca di quegli anni racconta il fiorire della "borsa nera" e la speculazione più accanita su ciò che si riesce ancora a trovare.
Finalmente il 25 Aprile 1945 finisce la guerra.